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Un'ora al giorno in cucina salva l' Eros

In vacanza il cibo diventa una delle occasioni più frequenti per far nascere attriti e discussioni tra le coppie. Secondo un sondaggio la strada per evitarlo passa proprio attraverso "la cucina e il cucinare"
Lei non vuole riprendere i chili persi per superare la prova costume, ed è disposta a mangiare tramezzini per due settimane pur di non perdere un'ora di sole. Lui odia uscire a cena, tra zanzare e chiasso (e conti salatissimi), e sotto l'ombrellone si annoia. In tutto questo aumenta il tempo che si passa insieme e in breve le tanto attese vacanze estive diventano il momento in cui scoppiano le maggiori crisi della coppia, come evidenzia l'84% di sociologi e psicologi. E 'il cibo' diventa una delle occasioni più frequenti per far nascere attriti e discussioni.
La strada per evitarlo? Per sette esperti su dieci passa proprio attraverso "la cucina e il cucinare".

Secondo gli esperti intervistati, infatti proprio tra pentole e fornelli si ritrova la complicità (53%), ma anche la voglia di giocare (45%) e di creare un dialogo e un interscambio (39%). Senza considerare il fatto che dedicarsi ai fornelli, soprattutto nel periodo dove di solito ci si ingozza di cibo spazzatura, fa bene alla salute e alla linea (61%). Ecco allora che dagli esperti del Mauri Lab arrivano i consigli per trasformare la propria vacanza all'insegna della wellness cucina e riscoprire eros e intimità di coppia.

A lanciare l'allarme è il Mauri Lab, il primo osservatorio/laboratorio internazionale che, attraverso la sua esperienza e presenza in diversi paesi del Mondo, rileva e analizza tendenze e stili di vita nell'ambito della cucina di casa e nella preparazione dei piatti per promuovere la Wellness Cucina. L'indagine è stata condotta su 200 italiani e i dati sono stati analizzati da un pool di 80 esperti tra psicologi, sociologi, chef e cromo/aromaterapeuti.

Pochissimi cucinano insieme e la tavola diventa un ulteriore oggetto di rissa nelle coppie in vacanza: questo lo scenario che viene fuori dalle interviste condotte ai partecipanti dei focus group. Solo il 10%, infatti, ha detto di dedicarsi quotidianamente alla preparazione dei diversi pasti, il 21% dice di farlo solo se in programma c'è una cena o un pranzo con gli amici.

E chi è che cucina durante le vacanze? Nel 62% delle coppie la situazione non cambia rispetto al resto dell'anno, ed è lei che si deve mettere dietro ai fornelli, mentre nel 13% i ruoli si invertono, e ad indossare il grembiule è lui. In pochissimi casi (11%) almeno d'estate la cucina e il cucinare diventa territorio comune. Addirittura le coppie che in vacanze affittano casa insieme ammettono di non cucinare (62%), di saltare i pasti (54%) e di cucinare quando capita (44%).

Numerosissime poi le coppie che dichiarano di non prestare attenzione ad una sana e corretta alimentazione (68%), mangiare ciò che capita (44%) o fuori orario (36%). Anzi, per moltissimi (39%) in vacanza la cucina e il cucinare sono un argomento di discussione, se non addirittura di litigio continuo (18%). I motivi? Lei pur di non perdere un'ora di sole salterebbe anche i pasti (57%), dopo un anno che lotta tra i fornelli preferirebbe andare a mangiare fuori (46%) e nella cucina della casa delle vacanze si trova del tutto spaesata, senza tutto ciò che normalmente utilizza (41%).
Una visione non condivisa da lui che dopo un po', sotto l'ombrellone, si annoia a morte (53%), che associa il mangiare fuori alle zanzare e ai conti salatissimi (38%), e che almeno d'estate vorrebbe gustarsi manicaretti che durante l'anno non vengono mai preparati, per mancanza di tempo e per i troppi impegni (32%).
Insomma, come ammette il 57% degli intervistati nei focus, 'il cibo' diventa una delle occasioni più frequenti per far nascere attriti e discussioni.

Ma quali sono gli accorgimenti e le regole per creare nella casa delle vacanze la giusta atmosfera della wellness cucina, ovvero l'esperienza del cucinare che diventa fonte di benessere psicofisico? Dagli esperti del MauriLab arrivano le regole d'oro per trasformare la cucina e il cucinare d'estate in un toccasana per il benessere proprio e della coppia.

Trasformare la cucina della casa delle vacanze in un luogo piacevole, in grado di esaltare i sensi: spesso la cucina è la parte più trascurata, ma bastano pochi accorgimenti per renderla un luogo più piacevole, dove trascorrere e condividere del tempo (dei colori caldi, che ricordino l'estate, delle piante aromatiche, una luce calda), così da soddisfare vista e olfatto, due sensi che sono basilari per ricreare la famigliarità.

In valigia oltre ai cambi d'abito e a innumerevoli paia di scarpe che non verranno mai utilizzate, mettere anche due o tre oggetti della propria cucina, a cui si è più abituati e con cui c'è più famigliarità. La mancanza di un semplice cucchiaio di legno a cui si è abituati, un coltello particolarmente comodo da usare, ecc, possono trasformare il cucinare in un'esperienza spiacevole (il tatto rappresenta un senso fondamentale in cucina, importantissimo dunque utilizzare oggetti con cui si ha familiarità e piacevoli da toccare).

La scelta dei menù deve essere fatta anche in base al momento in cui prepararli: scegliere un orario che non tolga nulla a chi vuole godersi il sole, e utilizzare i tempi morti, spesso associati alla noia, ecco i momenti adatti per cucinare, quindi la scelta di cosa preparare deve associarsi a questo.
Scegliere una colonna sonora condivisa: la musica giusta in cucina può fare veramente la differenza. Scegliere allora una musica che piaccia ad entrambi, che carichi di energia positiva, perché anche l'udito contribuisce a trasformare positivamente ogni esperienza. Approfittare del maggior tempo a disposizione per sperimentare: un'esperienza positiva deve dare emozioni e far provarne di nuove. Approfittare dell'estate per giocare con la cucina, sperimentando nuovi piatti e abbinamenti, giovando e sfidandosi, diventerà un gioco coinvolgente per entrambi.

Piatto di pasta al sugo: da casa al ristorante +3.500%

Questa pasta è scondita... ma il conto salato!

Da casa al ristorante un piatto di pasta al sugo aumenta del 3.500%. Eppoi ci si lamenta che i ristoranti sono in crisi! Il calcolo e' presto fatto: un piatto di pasta al sugo di 100 grammi costa mediamente 0,25 euro, mentre al ristorante si sconta un prezzo medio di 9 euro. Diamo per scontate le osservazioni dei ristoratori: occorre considerare tutte le spese che vengono sostenute, dal personale alle stoviglie. Gia', ma un aumento del 3.500% non e' eccessivo? Come si riesce a rilanciare un settore in crisi? Abbassando i prezzi, visto che da 15 anni il reddito reale medio non cresce e, invece, i prezzi al ristorante sono lievitati smisuratamente e furbescamente dall'entrata in vigore dell'euro. Secondo una nostra indagine, svolta a Roma, la percentuale di clienti e' diminuita del 30% nel mese di giugno. I ristoratori devono, quindi, mettersi in testa che il periodo delle vacche grasse e' finito e che se non vogliono cadere uno dietro l'altro come birilli devono adeguare (diminuire) i prezzi alla mutata realta' economica del Paese.

Wurstel: facili all’uso ma cosa c'e' dentro?

WurstelI Wurstel facili all'uso, pronti per le emergenze e pubblicizzati anche indirettamente con i film, i wurstel trovano sempre piu' consenso tra i consumatori. Con l'estate una bella insalata di riso, farcita di wurstel e' quanto di piu' facile trovare sulla tavola degli italiani. Ma a guardare cosa c'e' dentro, qualche perplessita' sorge spontanea. I wurstel si ottengono macinando tagli non pregiati di carne suina, bovina, equina, di pollo e tacchino, con aggiunta di acqua, che serve ad aumentare la massa, e quindi il peso e il sale. Le carni possono essere miste o singole.
Ma e'…. l'aggiunta che preoccupa un po'. Al prodotto si aggiunge:

* latte in polvere, che serve ad assorbire meglio l’acqua;
* gli aromi per dare sapore;
* il glutammato monosodico per esaltare il sapore;
* l'ascorbato di sodio per mantenere il colore;
* i polifosfati per amalgamare l’acqua con la carne;
* il nitrito di sodio e nitrato di potassio per conservare;
* l’aroma di affumicatura per dare il sapore di .....affumicato.

Nel frattempo le allergie alimentari aumentano anche a causa degli additivi, che sono una marea, tra coloranti, conservanti, antimicrobici, antiossidanti, esaltatori di sapore, aromi, stabilizzanti, gelificanti, lievitanti, emulsionanti e acidificanti.
Non sarebbe meglio mangiare prodotti freschi, conservati con trattamento termico, calore o freddo, con prodotti naturali (sale, olio, ecc.) o con sistemi di essiccamento?

GLOBALIZZAZIONE NON FARA' SCOMPARIRE I PIATTI TIPICI

I piatti tipici locali non sono destinati a scomparire a causa della globalizzazione. A sostenerlo e' stato un gruppo di ricercatori del Dipartimento di Fisica e Matematica dell'Universita' di Sao Paulo (Brasile) in uno studio pubblicato sulla rivista New Journal of Physics. Nonostante la globalizzazione preveda la convergenza sociale ed economica che, a seguito degli aumentati scambi culturali e commerciali, coinvolge stati industrializzati e in via di sviluppo, questo processo non intacchera' le diversita' culinarie tra i vari paesi. Per arrivare a queste conclusioni i ricercatori brasiliani hanno effettuato due tipi di analisi matematico-statistiche. "Innanzitutto, abbiamo scelto un campione significativo di ricette brasiliane e abbiamo verificato come la cucina si e' evoluta nel tempo. Successivamente abbiamo fatto una comparazione tra stati, confrontando le ricette brasiliane con quelle britanniche e francesi", ha spiegato Joe Winters, uno degli autori dello studio. Gli scienziati hanno quindi inizialmente considerato numero di ingredienti, dosi e numero di ricette presenti in una pubblicazione gastronomica ufficiale del Brasile, 'Dona Benta', comparando le edizioni del 1946, del 1969 e del 2004. Dall'analisi dei dati e' emerso che l'uso di ingredienti chiave, come il chayote, non e' cambiata nel tempo, ne' per frequenza, ne' per quantita'. I ricercatori hanno poi considerato le stesse variabili, aggiungendo le informazioni riportate sulla guida gastronomica ufficiale inglese, 'New Penguin Cookery Book', e francese, 'Larousse Gastronomique'. Attraverso un programma specifico e' stato possibile assegnare un punteggio a ogni ingrediente in base al suo grado di utilizzo, rilevando che gli ingredienti variano significativamente nelle tre cucine e che ogni paese mantiene le sue 'idiosincrasie culinarie'. L'aspetto piu' interessante e' che la non varianza nelle tradizioni culinarie nel tempo si verifica anche quando gli ingredienti autoctoni rendono meno di quelli di importazione. In pratica, non solo l'uso degli ingredienti delle ricette originarie non cambia, ma e' preferito e continua a diffondersi nonostante gli evidenti svantaggi.

La truffa dei banditi della tavola rivendevano formaggio avariato

Un imprenditore siciliano "riciclava" scarti di produzione Tornavano sugli scaffali sotto froma di altri prodotti caseari

CREMONA - Nel formaggio avariato e putrefatto c'era di tutto. Vermi, escrementi di topi, residui di plastica tritata, pezzi di ferro. Muffe, inchiostro. Era merce che doveva essere smaltita, destinata ad uso zootecnico. E invece i banditi della tavola la riciclavano. La lavoravano come prodotto "buono", di prima qualità. Quegli scarti, nella filiera della contraffazione, (ri) diventavano fette per toast, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, provola, stracchino, gorgonzola. Materia "genuina" - nelle celle frigorifere c'erano fettine datate 1980! - ripulita, mischiata e pronta per le nostre tavole. Venduta in Italia e in Europa. In alcuni casi, rivenduta a quelle stesse aziende - multinazionali, marchi importanti, grosse centrali del latte - che anziché smaltire regolarmente i prodotti ormai immangiabili li piazzavano, - senza spendere un centesimo ma guadagnandoci - a quattro imprese con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen (Germania). Tutte riconducibili a un imprenditore siciliano. Era lui il punto di riferimento di marchi come: Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del Latte di Firenze. E ancora: Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi, e altre multinazionali europee, in particolare austriache, tedesche e inglesi. E' quello che si legge nell'ordinanza del pm cremonese Francesco Messina. Un giro da decine di milioni di euro. Una bomba ecologica per la salute dei consumatori. Le indagini - ancora aperte - iniziano due anni fa. A novembre del 2006 gli uomini della Guardia di Finanza di Cremona fermano un tir a Castelleone: dal cassone esce un odore nauseabondo. C'è del formaggio semilavorato, in evidente stato di putrefazione. Il carico è partito dalla Tradel di Casalbuttano ed è diretto alla Megal di Vicolungo (Novara). Le due aziende sono di Domenico Russo, 46 anni, originario di Partinico e residente a Oleggio. E' lui l'uomo chiave attorno al quale ruota l'inchiesta. E' lui il dominus di una triangolazione che comprende, oltre a Tradel e Megal, un terzo stabilimento con sede a Massazza, Biella, e una filiale tedesca. Tradel raccoglie, sconfeziona e inizia la lavorazione. Megal miscela e confeziona. A Casalbuttano i finanzieri trovano roba che a vederla fa venire i conati. Prodotti caseari coperti da muffe, scaduti, decomposti e, peggio ancora, con tracce di escrementi di roditori. Ci sono residui - visibili a occhio nudo - degli involucri degli imballi macinati. Dunque plastica. Persino schegge di ferro fuoriuscite dai macchinari. La vera specialità della azienda è il "recupero" di mozzarelle ritirate dal mercato e stoccate per settimane sulle ribalte delle ditte fornitrici, di croste di gorgonzola, di sottilette composte con burro adulterato, di formaggi provenienti da black out elettrici di un anno prima. "Una cosa disgustosa - racconta Mauro Santonastaso, comandante delle fiamme gialle di Cremona -. Ancor più disgustoso - aggiunge il capitano Agostino Brigante - , è il sistema commerciale che abbiamo scoperto".
Non possono ancora immaginare, gli investigatori, che quello stabilimento dove si miscela prodotto avariato con altro prodotto pronto è lo snodo di una vera e propria filiera europea del riciclaggio. Mettono sotto controllo i telefoni. Scoprono che i pirati della contraffazione sono "coperti" dal servizio di prevenzione veterinaria dell'Asl di Cremona (omessa vigilanza, ispezioni preannunciate; denunciati e sospesi il direttore, Riccardo Crotti, e due tecnici). Dalle intercettazioni emerge la totale assenza di scrupoli da parte degli indagati: "La merce che stiamo lavorando, come tu sai, è totalmente scaduta... ", dice Luciano Bosio, il responsabile dello stabilimento della Tradel, al suo capo (Domenico Russo). Che gli risponde: "Saranno cazzi suoi... " (delle aziende fornitrici, in questo caso Brescialat e Centrale del Latte di Firenze, ndr). Il formaggio comprato e messo in lavorazione è definito - senza mezzi termini - "merda". Ma non importa, "... perché se la merce ha dei difetti. .. io poi aggiusto, pulisco, metto a posto... questo rimane un discorso fra me e te... " (Russo a un imprenditore campano, si tratta la vendita di sottilette "scadute un anno e mezzo prima"). Nell'ordinanza (decine le persone indagate e denunciate: rappresentanti legali, responsabili degli stabilimenti, impiegati, altre se ne aggiungeranno presto) compaiono i nomi delle aziende per le quali il pm Francesco Messina configura "precise responsabilità". Perché, "a vario titolo e al fine di trarre un ingiusto profitto patrimoniale, hanno concorso nella adulterazione e nella contraffazione di sostanze alimentari lattiero-casearie rendendole pericolose per la salute pubblica". Il marchio maggiormente coinvolto - spiegano gli investigatori - è Galbani, controllato dal gruppo Lactalis Italia che controlla anche Big srl. "Sono loro i principali fornitori della Tradel. Anche clienti", si legge nell'ordinanza. Per i magistrati il sistema di riciclaggio della merce si basa proprio sui legami commerciali tra le aziende fornitrici e la Tradel. Con consistenti vantaggi reciproci. Un business enorme: 11 mila tonnellate di merce lavorata in due anni. Finita sugli scaffali dei discount e dei negozi di tutta Europa. Tremila le tonnellate vendute in nero. E gli operai e gli impiegati? Erano consapevoli. Lo hanno messo a verbale. Domanda a un'amministrativa: "Ha mai riferito a qualcuno che la merce era scaduta o con i vermi?". Risposta: "No, tutti lo sapevano".

Rincari alimentari: quanto costa la spesa

Pasta con aglio olio e peperoncino, quanto mi costi! Quest’anno già il 22,4% in più, come ha reso noto l’Istat quando ha dato la misura dell’inflazione di giugno. L’aumento dei prezzi in generale è stato al livello record del 3,8%, ma a correre di più oltre che la benzina sono anche gli alimenti. E se come ingrediente del piatto nazionale gli italiani scelgono la marca nazionale, Barilla, gli aumenti sono più consistenti. L’azienda emiliana, che è il maggiore produttore mondiale di pasta, ha aumentato i prezzi della pasta del 40% dall'inizio del 2007, cioè circa 40-50 centesimi al chilo.
Colpa dei bio-carburanti e del meteo
La colpa dei rincari sugli scaffali deriva dal rally dei prezzi delle materie prime. I prezzi del grano duro usato per fare la pasta sono saliti di circa 2,5 volte dall'inizio del 2007, spinti dalla crescente domanda e dalle ridotte forniture. Scagionata, secondo Barilla, la speculazione sui mercati finanziari, mentre le accuse sono rivolte ai bio-carburanti. Una scelta definita "folle". "Il perché del prezzo dei cereali e quindi della pasta aumenta non dovete chiederlo ai panificatori e ai pastai che lo subiscono", ha detto Barilla. "Bisogna far capire che per un litro di prodotto per far muovere una macchina servono quattro chili di cereali più tutta l’acqua per farli crescere”.

Inoltre, visto che con le coltivazioni per i bio-carburanti si stanno diffondendo sementi di qualità inferiore, "si corre il rischio che le sementi di qualità elevata, destinate all’alimentazione, costeranno tantissimo". E oltre ai bio-carburanti, ci si è messo contro anche il meteo. “Il maltempo e le calamità hanno fortemente ridimensionato le previsioni di un aumento dei raccolti mondiali di prodotti agricoli provocando un incremento dei prezzi che è destinato a rimanere alto nei prossimi mesi”, ha dichiarato ieri la Coldiretti.

Basta rincari, per ora
Ma le brutte notizie, almeno per il momento, sono finite. Il presidente della Barilla, Guido Barilla, ha recentemente rassicurato: “Non prevediamo di fare altri aumenti quest'anno”. A conti e proporzioni fatti, i rincari della pasta incidono sulla spesa delle famiglie italiane soltanto per 8-10 Euro annui in più. L'aumento è ancora sostenibile, se si pensa che il consumo pro capite di una famiglia italiana è di 26-27 kg all'anno, con una spesa di circa 120 euro all'anno.

Questi sono i costi medi. Ma per mangiare un piatto di penne a Milano si spende in media molto di più che a Reggio Calabria, a Roma, a Perugia e a Torino. Il prezzo medio al chilo della pasta a Milano è di 1,89 euro, contro l’1,62 della capitale, l’1,69 di Torino, l’1,51 di Reggio Calabria e l’1,43 di Perugina. Città che vai, prezzi che trovi.
Per evitare brutte sorprese almeno adesso è possibile confrontare i prezzi online: il sito http://www.osservaprezzi.it/livelli/istat/livelli.asp confronta quanto costano i vari alimenti nelle diverse città italiane.

Il molfettese Antonio Todisco vince il premio della cucina mediterranea

Anche quest’anno sono stati i giovani i protagonisti del Premio della Cucina Mediterranea che, ideato quattro anni fa dalla PromoSalerno di Rosario Cancro e Marco Noschese e dall’Academia Barilla di Parma e forte quest’anno della preziosa partnership con il pastificio “Antonio Amato & C.”, ha avuto luogo nella serata di ieri nella cornice dello splendido Lloyd’s Baia Hotel di Vietri sul Mare (SA). Del resto la finalità della kermesse resta sempre quella di scoprire i talenti della gastronomia mediterranea e di valorizzare le tradizioni delle cucine regionali, di cui gli aspiranti chef - studenti degli Istituti Alberghieri di Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia - saranno gli ambasciatori del domani. Il Premio – che si avvale del patrocinio di Ministero delle Politiche Agricole, Assessorato all’Agricoltura della Regione Campania, Regione Puglia, Regione Calabria, Assessorato all’Agricoltura della Regione Sicilia, Assessorato al Turismo della Provincia di Potenza, Assessorato all’Agricoltura della Provincia di Salerno e Comune di Salerno e della partnership di “Antonio Amato & C.” e “Monticchio Gaudianello spa” - ha incoronato vincitore Antonio Todisco dell’Ipsar di Molfetta (BA). Il giovane rappresentante della Regione Puglia, con la ricetta “Paccheri al pesto pugliese e fagiolini con ciambotto di rana pescatrice” ha conquistato la giuria composta da Paolo Mainenti (Responsabile Europa di Academia Barilla), Paolo Caldana (Presidente Federazione Italiana Cuochi) e dai giornalisti Lamberto Sposini, Franco Esposito ed Antonietta Piscione e si è aggiudicato uno stage del valore di 15mila euro presso l’Academia Barilla di Parma.